Un equivoco piuttosto radicato sembra contrapporre le persone “spirituali” a quelle “interessate al denaro”. Ma il denaro, diceva Bert Hellinger, è esso stesso spirituale. Il denaro può contenere tutta l’energia di un lavoro svolto con talento e cura, mettendo a frutto i nostri doni: merita quindi rispetto. In più il denaro circola, è sempre in movimento, e anche così esprime energia vitale. Può contribuire a costruire bellezza. E, poiché regola moltissimi scambi umani, nessuno può dirsene davvero “disinteressato”. Cos’è, allora, che impedisce a molte persone sensibili di parlarne serenamente? O, ancora più a fondo, cosa ci impedisce di provare a realizzarci dal punto di vista economico e di trarne soddisfazione? Il nostro disagio nei confronti dei soldi cela quasi sempre un disagio “spirituale”, emotivo, interiore. Non ha a che fare soprattutto col denaro in sé, ma con l’amore e il valore, col prendere e col dare, con il sentirsi legittimati ad accettare. Ha a che fare con l’abbondanza e la nostra capacità di riceverla. È una questione sistemica che può venire da lontano e che, spesso, ha a che fare – ancora e sempre – con il rapporto che abbiamo con la prima “cosa” che abbiamo ricevuto in assoluto, cioè la Vita e, con essa, l’amore dei nostri genitori.
Se state pensando “sì, certo, bell’amore! I miei non mi hanno mi hanno mai capito, non ci sono stati, sono dei genitori completamente inadeguati” e via dicendo, beh… qui potrebbe esserci un gran pezzo della risposta. Proviamo a entrarci.
Una legittima aspirazione al guadagno non ci rende né avidi né futili. Ovviamente, questo è vero quando riusciamo a guardare il denaro come un mezzo per far circolare amore. “C’è un tempo per seminare e c’è un tempo per raccogliere”, recita un antico testo del Qoèlet, ricordandoci che godere l’esito del proprio lavoro non è solo lecito, ma è addirittura sacro. Certo non possiamo far coincidere il benessere economico con il “successo”: ma va detto che, in questi nostri tempi certo non privi di difetti ,la consapevolezza su questo punto è oggettivamente più diffusa. Sempre più persone hanno chiaro che “guadagnare tanto” – ma essere perennemente stressati o frustrati, non avere tempo per sé, non riuscire a dedicarsi alle relazioni – non si può considerare di per sé un grande successo. Il denaro, come sintetizza efficacemente il mio maestro Gabriele Policardo, non dovrebbe essere un obiettivo ma un risultato: una “conseguenza”, quasi naturale, dell’aver fatto qualcosa per bene, dell’avere lavorato con soddisfazione. Naturalmente, questo non significa negare la bellezza e la libertà di fare qualcosa gratuitamente, ma mette l’accento sull’altra faccia della stessa medaglia: l’importanza di saper anche accettare e accogliere. Con umiltà, consapevolezza, riconoscenza e senza sensi di colpa. Chi onora il denaro come un’energia vitale, non lo idolatra, non lo sperpera e non teme di perderlo: accetta serenamente di riceverlo e di spenderlo, esattamente come una persona sana fa con le energie del corpo.
Per regalare a noi stessi la possibilità di guardare al denaro e al successo in questo modo, però, dobbiamo avere intrapreso un vero e proprio cammino del cuore, con l’intenzione di riconciliare le nostre ferite, abbracciare l’ombra e mettere ordine nella nostra vita.
Secondo la visione sistemica, il modo in cui viviamo il successo, il denaro e la professione è profondamente legato alla nostra famiglia di origine, ai suoi legami visibili e invisibili, ai suoi esclusi, ai suoi segreti, ai suoi dolori non risolti.
In particolare, il rapporto con la madre ha un posto centrale. La madre è il primo volto dell’amore: nutrimento, accoglienza, abbondanza, fiducia, capacità di ricevere . Da quel legame originario dipende, in gran parte, il nostro modo di entrare nel flusso della vita, di aprirci all’amore e poi, per conseguenza, al lavoro, al denaro, alla realizzazione. Il ruolo del padre, dal canto suo, è di offrirci la direzione: la possibilità di aprirci al mondo, uscire di casa, andare per la nostra strada. Quando questo movimento interiore può compiersi, le cose sono in ordine: la vita ricevuta può trasformarsi in forza, orientamento, presenza nel mondo. Ma non sempre accade in modo semplice.
Le Costellazioni Familiari, ideate appunto da Bert Hellinger, offrono una prospettiva innovativa su questi temi: sono uno strumento che considero potente e prezioso per andare a “vedere” ciò che non riusciamo a guardare nel quotidiano, per questo me ne avvalgo nel mio lavoro. Secondo Hellinger, molte difficoltà nel raggiungere il successo o la realizzazione economica derivano da dinamiche inconsce, lealtà invisibili e irretimenti che possono tramandarsi di generazione in generazione. Molti di noi restano inconsciamente legati a destini che non appartengono loro: portano pesi, paure, sensi di colpa, irretimenti, lealtà invisibili. Spesso, per amore, sacrificano proprio ciò che potrebbe farli fiorire: la salute, la relazione, il lavoro, il successo. Questi fenomeni possono manifestarsi come blocchi, autosabotaggi, sensi di colpa o paure che impediscono di accedere pienamente alle proprie risorse interiori. Chi non si è autorizzato ad accogliere anzitutto il dono della vita, chi non è riuscito a prendere l’Amore iniziale dei propri genitori, chi non ha potuto – per qualsiasi motivo – vedere questo movimento essenziale compiersi, difficilmente potrà poi prendere dalla vita successo e benessere.
Nel contesto delle Costellazioni Familiari, il successo non è solo il risultato di capacità individuali o di sforzi personali, ma si configura come un fenomeno sistemico: la chiave per sciogliere i nodi sta, dunque, nel riconoscimento e nella pacificazione delle relazioni, anzitutto familiari. Hellinger afferma che il successo, inteso come realizzazione autentica, è possibile solo quando si onorano le proprie origini e si riconosce il posto di ciascuno nel sistema. Il primo passo verso la prosperità consiste sempre nel riconoscere le dinamiche nascoste e accettare il proprio destino, senza giudizio né rifiuto. “Chi accoglie il passato, riceve il futuro”, diceva Hellinger: solo integrando ciò che è stato possiamo far spazio a nuove possibilità.
Le Costellazioni Familiari insegnano che la realizzazione economica non è un fardello e non è nemmeno solo una questione di abilità o di fortuna, ma di equilibrio tra destinazione e libertà. Il destino familiare ci condiziona, ma non ci determina: possiamo liberarci dai vincoli invisibili attraverso il riconoscimento, la gratitudine e la presa di responsabilità. Come direbbe Gabriele Policardo, “il denaro segue l’amore”: quando si è in pace con la propria storia, si diventa capaci di ricevere e di donare, creando una circolarità virtuosa che favorisce la prosperità.
Attraverso il metodo delle Costellazioni Familiari, anche chi non ha mai approfondito l’approccio sistemico può fare esperienza di uno sguardo diverso: scenari e ruoli all’interno del sistema permettono di portare alla luce ciò che è nascosto e di ristabilire un ordine che favorisce la crescita personale e professionale. È un viaggio da fare insieme, dove nessuno insegna ma tutti impariamo. E dove, misteriosamente, ci accorgiamo di essere tutti connessi, tutti Uno, tutti in cammino.

